sabato 12 maggio 2018

Lavoro, la strage silenziosa


 Lavoro, la strage silenziosa:



Gli infortuni mortali tornano ad aumentare. Crescono gli incidenti che non vengono neppure denunciati.



 

Il nostro Paese oltre la media europea come numero di persone coinvolte negli incidenti. Tra gennaio e marzo 2018 denunciati 22 morti sul lavoro in più rispetto ai primi tre mesi del 2017, da 190 a 212 . I deceduti sono 151 secondo l'osservatorio indipendente di Bologna, molti di più rispetto al 2017. L'Inail certifica un trend in crescita negli ultimi due anni. Aumentano gli incidenti multipli. Gli infortuni non mortali sopratutto al Nord.


Mentre tutti parlano dei robot pronti a soppiantare gli operai, si continua a morire in fabbrica. Perché il lavoro è diventato precario e sui precari non si fa formazione. Perché anche quando si fa, la formazione troppo spesso resta sulla carta e corsi veri non ci sono. Perché le aziende, dopo anni di crisi, hanno ricominciato a produrre su macchine e impianti vecchi e non hanno soldi da investire nella sicurezza. Perché gli ispettori sono pochi e la probabilità per un’impresa di essere controllata è infinitesimale.
Gli strumenti a difesa delle condizioni di lavoro ci sono. Abbiamo una legislazione sulla sicurezza tra le migliori d’Europa. I controlli e i dispositivi tecnici ci sono, anche se le risorse a favore dei servizi ispettivi sono sempre troppo limitate. Tuttavia gli infortuni continuano ad essere in aumento.
Molte sono le cause concorrenti: investimenti insufficienti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; una formazione troppo spesso non adeguata o sbrigativa; turni e orari di lavoro che non consentono il giusto recupero della fatica fisica e della concentrazione ed espongono le lavoratrici e i lavoratori – in particolare nelle piccole aziende e in determinati settori – a rischi elevati che spesso sono la fonte di infortuni e accadimenti mortali o invalidanti.
Da questo punto di vista una maggiore attenzione alla qualità del lavoro è necessaria, evitando che la ripresa economica e la competitività influiscano sulla riduzione dei diritti a discapito delle condizioni di lavoro, con gravi ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori stessi, in condizioni di sempre maggiore precarietà psico-fisica.

Due aziende su tre irregolari

A controllare 4,4 milioni di imprese italiane ci sono 3.500 persone, di cui 2.800 ispettori delle Asl, più 300 funzionari del ministero del Lavoro che intervengono per lo più nel settore edile, e altri 400 carabinieri. Il 97 per cento delle aziende ha quindi, la ragionevole speranza di non essere mai visitata. Ecco perché per l’imprenditore è più importante riempire qualche modulo - per essere in ordine con la burocrazia - anziché verificare la presenza di sistemi di protezione contro le cadute. Ed è più utile spendere un po’ di quattrini in formazione, magari da fare online o da falsificare, anziché organizzare veri corsi fra le catene di montaggio o nei cantieri. Perché non solo la probabilità di un controllo è remota, ma il sistema italiano di prevenzione è talmente frammentato da rendere complessa qualsiasi verifica: il ponteggio è collaudato dall’ispettore del lavoro, i montacarichi dall’Ispels, istituto per la prevenzione, mentre l’Asl si occupa della verifica dell’ascensore dell’ufficio e il ministero dello Sviluppo economico verifica la regolarità delle miniere, mentre le Regioni entrano in scena nel settore dell’industria estrattiva di seconda categoria. Poi ci sono i vigili del fuoco con l’occhio puntato sulle norme anti-incendio. Detto questo, gli esiti dei controlli sono sconfortanti: l’ispettorato del lavoro nel 2017 ha effettuato 190 mila controlli e due aziende su tre sono risultate irregolari.


Pochissimi i casi che vanno a processo

Quando in azienda qualcuno perde la vita o subisce lesioni gravi, cioè nel dieci per cento dei casi di infortunio, allora la procura apre un procedimento. Tuttavia si arriva a processo solo tra il 2 e il 3 per cento dei casi, in molti casi la notizia di reato non viene neppure comunicata alle procure e che le indagini «dovrebbero essere svolte dalla polizia giudiziaria preposta, cioè dagli stessi ispettori delle Asl, che sono pochi e hanno già molti compiti da svolgere. C’è una enorme sproporzione fra quello che lo Stato investe per combattere gli infortuni sul lavoro rispetto alla reale necessità.  Anche quando i processi arrivano a termine, non sempre offrono giustizia, poi  i finti corsi di formazione: «Le norme ci sono, ma purtroppo la sicurezza dei lavoratori, la prevenzione, il rispetto delle norme vengono visti come un orpello cui dedicare il minimo possibile di attenzione, tempo e risorse, assolvendo solo formalmente agli obblighi di legge per essere a posto in caso di ispezione». 

Cambiare registro è necessario, chi non rispetta le normative e detta condizioni di lavoro all'insegna del massimo profitto e della insicurezza è responsabile di questa strage al pari delle Istituzioni che non si avvalgono di tutti i poteri per fermare la mattanza dei lavoratori.
I sindacati CUB Trasporti e SGB non smetteranno di sostenere la lotta per la tutela dei lavoratori , la loro  profonda convinzione che questa strage finisca.  Ciò che è accade  non debba mai più ripetersi e che non possa esistere crescita economica e sociale senza difendere e valorizzare il lavoro.

Cub Giovanni Regali 
SGB Federico Giusti



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