venerdì 9 novembre 2018

ENTI BILATERALI SE LI CONOSCI LI EVITI



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ENTI BILATERALI: SE LI CONOSCI LI EVITI



 Nella busta paga mensile di ogni lavoratore è presente una trattenuta, solitamente rinominata “Trattenuta Ente Bilaterale”, che ha un importo che va dalle decine di centesimi sino agli uno-due euro. E’ una piccola decurtazione al salario (sconosciuta alla stragrande maggioranza dei prestatori di lavoro di questo paese), che moltiplicata per ogni lavoratore a cui si applica il contratto nazionale, integra un giro di centinaia di migliaia di euro mensili, se non oltre, per ogni categoria. Questi capitali costituiscono parte delle risorse utili a finanziare l’esistenza degli Enti Bilaterali. Abbiamo detto parte, perché anche le aziende sostengono un contributo, di importo almeno triplicato per ogni dipendente. Per darne un’idea: nel Commercio, dove esistono quasi cento Enti Bilaterali, gli esborsi per le imprese superano i 6 milioni di euro all’anno, ed è chiaro che sono tutte risorse sottratte alla possibilità di incrementare i salari o gli investimenti produttivi. In concreto: gli Enti Bilaterali sono associazioni private la cui costituzione e funzionamento vengono regolati dai CCNL. Questi dovrebbero servire ad erogare tutta una serie di servizi ai lavoratori, come percorsi interprofessionali di formazione continua; nuove forme di welfare privato con cui, nella logica liberista, si vorrebbe sostituire quello pubblico; servizi di collocamento; e, più in generale, iniziative per promuovere rapporti di lavoro stabili e di qualità. E’ però sufficiente confrontarsi con qualsiasi lavoratore per rendersi conto che di tutto ciò, nei luoghi di lavoro, non si vede praticamente neanche l’ombra. E allora a cosa serve tutto quel giro di denaro? Certamente a mantenere gli apparati amministrativi che vi sono stati costruiti intorno, ma non solo: il principale scopo degli Enti Bilaterali è quello di scongiurare il conflitto, “comprandosi” i sindacati firmatari dei CCNL. Infatti, dalla gestione paritetica delle poltrone dei consigli d’amministrazione, Cgil-Cisl-Uil e molti altri acquisiscono ingenti entrate che gli consentono di mantenere in attivo i propri bilanci e di far sopravvivere le loro burocrazie. Per prendere parte a questa spartizione di poltrone e soldi è però necessario aver firmato un CCNL - se non firmi sei fuori – e di conseguenza non è difficile comprendere perché costoro, preoccupati di poter perdere questi privilegi, finiscano sempre per soccombere e sottoscrivere contratti caratterizzati da intensificazione dei carichi di lavoro ma aumenti salariali ridicoli, poche tutele e accettazione del Jobs Act, massima flessibilità e iper ricorso a contratti precari. Così è già avvenuto in tanti settori, ultimo per ordine di tempo, sarà quello della Grande Distribuzione dove l’accordo per la peggiorazione delle tutele è stato trovato immediatamente, eppure, dopo due anni, si sta ancora discutendo del giro di soldi che dovrà stare dietro a questi enti. Inoltre, introducendo gli Enti Bilaterali come voce dei CCNL, padroni e sindacati complici, hanno reso obbligatorio per i lavoratori soffrire della trattenuta mensile al salario. L’unico modo per disdirla è vedersi non applicato il CCNL, che comporterebbe però la perdita di importanti tutele e voci accessorie del salario. In questi ultimi decenni il capitale ha preteso e ottenuto, a colpi di austerità e “riforme”, drastiche riduzioni dei salari, licenziamenti facili, tagli alle pensioni e ammortizzatori sociali, disconoscimento delle basilari regole democratiche ecc… E’ evidente che l’abbandono del conflitto ha semplicemente costretto i lavoratori, e la società tutta, a piegarsi alle logiche del profitto. Ciò che oggi più che mai serve ai lavoratori è quindi un sindacato che ponga al centro della sua azione la sola difesa degli interessi dei lavoratori, contrastando l’arbitrio e lo sfruttamento padronale, perseguendo quell’eguaglianza sostanziale auspicata anche dalla nostra Costituzione. Sindacati che invece hanno barattato con gli Enti Bilaterali la tutela dei lavoratori, non solo non fanno più il loro mestiere, ma non servono più a nessuno. Mentre la CUB, continuiamo a ricordarlo, si finanzia solo con le tessere dei suoi aderenti, potendo restare così un sindacato autonomo e che deve rispondere solo ai lavoratori.


ANCHE PER QUESTO, E MOLTO ALTRO, PASSA DALLA TUA PARTE… PASSA ALLA CUB!

CUB Trasporti
 Confederazione Unitaria di Base Trasporti,  Sede Provinciale Firenze:   Via Guelfa, 148r,  tel/fax 055 494858.
Sede Legale via cavour 101, 00184 Roma Tel: 06.4828857, Sede Operativa, via Ponzio Comino 56, 00175 Roma Tel.06.76968412 / Fax 06.76983007
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martedì 6 novembre 2018

GIU' LE MANI DAL TRASPORTO PUBBLICO


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GIU' LE MANI DAL TRASPORTO PUBBLICO
NO ALLA PRIVATIZZAZIONE

In questi anni, i processi di privatizzazione e ristrutturazione aziendale che come nel trasporto Aereo e Ferroviario si sono abbattuti anche sul trasporto pubblico locale, si sono dimostrate mere operazioni speculative che hanno tagliato le linee e i servizi, abbassato il livello di efficienza dei mezzi, alzato il costo dei biglietti, eliminato le politiche di tariffazione sociale e agevolata ad esempio per gli studenti. Tutto ciò con la complicità dei sindacati confederali concertativi, troppo impegnati a concordare carriere e poltrone.
Anche la politica ha fatto la sua parte accettando e spesso favorendo tali percorsi scellerati.

La   politica di questi anni ,  aziende e sindacati,   hanno portato negli anni scorsi a costituire carrozzoni vergognosi come i consigli di amministrazione politicamente lottizzati come migliaia di quadri aziendali nati dalla concertazione sindacale.


Continueremo a mobilitarci con forza crescente insieme ai cittadini , insieme ai lavoratori di tutto il settore, per dire basta con sfruttamento, speculazione e in difesa del sacrosanto diritto di un trasporto pubblico efficiente

Rimettiamo il trasporto pubblico alla collettività, restituiamo a Lavoratori e Utenti il loro giusto ruolo da protagonisti nella gestione dei servizi pubblici.

Facciamo appello a tutti i cittadini ,  le forze sociali, politiche e sindacali di base, per sostenere uniti e compatti questa battaglia di civiltà.

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO CHIEDIAMO IL RISPETTO DEL REFERENDUM DEL 2011 . La sentenza della Corte Costituzionale, 199/2012, ha dichiarato incostituzionale l'articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011 (convertito nella Legge 148/2011) che aggirava il risultato dei referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali reintroducendo le norme abrogate (art. 23 bis del Decreto Ronchi) !!! 


La privatizzazione del servizio pubblico è da considerasi un atto indirizzato solo al profitto per il gestore privato a discapito dei cittadini e dei lavoratori 

Il trasporto pubblico è un servizio che appartiene alla comunità dei cittadini e che, dunque, alla comunità non può essere sottratto né il godimento, ne la possibilità di partecipare al loro governo e alla loro gestione.
Il fallimento delle politiche di privatizzazione si misura con grande durezza nel settore dei trasporti sotto  tutti i punti di vista, dalle condizioni di lavoro (salariali, di organizzazione, di sicurezza, di democrazia) a quelle degli utenti, ai territori. Tutti i parametri sono in rosso: meno trasporto e più caro (cose che producono un incremento della mobilità privata), lavoratori peggio pagati, meno sicurezza, meno salute, più sprechi di energia, più inquinamento, più devastazioni territoriali (vedi l’incremento dei parcheggi a favore del trasporto privato) fino ad arrivare al danno esistenziale con il peggioramento della qualità della vita dei cittadini.
E troppo facile parlare di tagli,  chi pensa e lancia la privatizzazione , non può considerarsi un buon politico, in quanto non fa gli interessi dei cittadini ma i propri allo scopo di garantirsi la  poltrone nei CDA delle aziende,  chi ha le responsabilità per i servizi se non riesce a trovare soluzioni o meglio non vuole trovare soluzioni, sarebbe bene si facesse da parte.

ESIGIAMO CHE LA POLITICA NE PRENDA ATTO






MERCOLEDI 7 NOVEMBRE
dalle ore 15 alle 17 Radio Onda Rossa 87.9 fm

Referendum 11 Novembre

in Studio

Vincenzo Miliucci Cobas
Paolo Berdini Urbanista
Mercurio Viaggiatore Blogger Romano
Antonio Senes Autista Atac in pensione

in Collegamento

Alessandro Nannini Esecutivo Cobas lavoro privato Firenze
Giovanni Regali Coordinatore Tpl CUB Trasporti Lucca

Cittadini Lavoratori partecipate al dibattito telefonate in Diretta al 06 491750 frequenza Radio 87.9 fm



mercoledì 24 ottobre 2018

SCIOPERO GENERALE 26 OTTOBRE 2018



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La CUB TRASPORTI ha da sempre indicato tra le priorità della propria azione sindacale e politica, lo sviluppo di una forma di mobilità sostenibile che integri il rispetto per lambiente di cui - è bene ricordarlo - siamo ospiti, con la vivibilità cittadina in tutte le sue accezioni e la solidarietà verso le fasce economicamente meno fortunate. In questoambito lo sviluppo sostenibile di tutte le forme di trasporto pubblico è peculiarità irrinunciabile per qualunque Amministrazione Pubblica che intenda perseguire il bene comune a favore dei cittadini che rappresenta.

La mobilità pubblica efficiente è una peculiarità che appartiene alle società più evolute e ad una classe politica responsabile.



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Confederazione Unitaria di Base Trasporti

Un buon trasporto pubblico  è il motore che può fare riprendere una economia in crisi.

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 INFO:   https://www.cub.it/ 
Via Guelfa, 148, 50129 Firenze FI  055 494858
contatti: cub-trasporti@libero.it; usisanita.careggi@gmail.com;

Cub Trasporti CTT Lucca e Provincia
cubtrasportilucca@gmail.com –  http://cubtpltoscana.blogspot.it/


giovedì 6 settembre 2018

Muore giovane pony express mentre consegna le pizze: morto Maurizio Cammillini



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Muore giovane pony express mentre 

consegna le pizze: morto Maurizio Cammillini



Risultati immagini per morti sul lavoroEnnesima tragedia di un lavoratore un pony express, che mentre consegnava la Pizza, perde il controllo del mezzo .  cosa vuole dire fare oggi il lavoro di  pony express ? Bene cominciamo subito a dire “Non é lavoro, é sfruttamento”, pagati tramite rimborsi minimi e sfruttati per anni con contratti part-time, , pagati cifre irrisorie a cottimo e privi di ogni tutela.


Oggi questo è diventato il mondo del lavoro vediamo anche le situazioni di ricercatori universitarioperai metalmeccanicimedici e altre categorie tradizionalmente tutelate, che oggi invece risultano ingabbiate tra le maglie del precariato.
Non manca poi un’indagine su nuovi fenomeni come quello dell’alternanza scuola lavoro nelle scuole superiori, che impone stage non retribuiti agli studenti e quello pericolosamente in crescita dei NEET (Not engaged in Employement Education or Training), giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in un percorso di studi o formazione e non lavorano. Giovani che cercano di dare una mano alla famiglia. Progressivamente spogliati di diritti anche basilari, come ferie, permessi per malattia e pause, questi lavoratori possono essere quasi definiti i proletari del Nuovo Millennio. Gli elementi che accomunano quasi tutte  attività descritte sono due: la progressiva precarizzazione e l’impoverimento del lavoro. 
Un ventennio di riforme del lavoro iperliberiste, con cui i Governi hanno  favorito medie e grandi imprese e permesso il congelamento dei diritti fondamentali, , tutto ciò decretato un cambiamento strutturale nel mondo del lavoro. l’aumento di contratti a tempo determinato non avviene più in via provvisoria: sono diventati parte fondamentale della struttura stessa del mercato del lavoro. Se prima si accettava il fatto di avere contratti precari e retribuzioni più basse come passaggio necessario per arrivare a contratti stabili e stipendi adeguati- ora ci si è rassegnati a non essere mai più stabilizzati. Non si è fatto abbastanza per la flessibilità necessaria alle imprese per investire, ciò che continuiamo a sentire sono le solite frasi “non possiamo alzare i salari perché ci sono le pensioni da salvaguardare” Così si accettano stage o finti tirocini per 400 euro al mese. Una prassi che dalle professioni si è allargata ai lavori usuranti: un tempo operai e manovali non erano disposti ad accettare uno stipendio basso o in nero, ora lo sono anche loro” Si parla di una precarizzazione che investe ormai anche la fascia medio-alta dei lavoratori, quella che spesso possiede un più alto grado di istruzione e che aspira ad entrare nella ristretta cerchia che gode di benessere economico. “l’economia della promessa” spinge infatti questi lavoratori ad accettare ogni tipo di sopruso pur di raggiungere lo sperato avanzamento nella piramide economica della società.
La flessibilizzazione del lavoro é inoltre riuscita in molti casi a spezzare quei legami tra colleghi che avrebbero potuto portare a proteste e unioni. Lavoratori privi di veri sindacati che possano veramente rappresentarli , giovani purtroppo immersi nella perenne ansia di non venire convocati o essere allontanati, i lavoratori sempre più soli e sempre più vulnerabili. Il progressivo abbassamento dei salari ha poi contribuito ad una paralisi economica, chi cerca di ribadire la necessità di riforme come il recente Jobs Act, non vuole favorire un’inversione della tendenza: solo in Italia si contano oltre 18 milioni di persone sotto la soglia di povertà, una cifra che continua a crescere, cosi come purtroppo aumentano i morti sul lavoro perché ci sono datori di lavoro che li sfruttano a minimi salariali e con il lavoro nero, che non di diminuisce ma aumenta. Noi come CUB Trasporti ed io Giovanni Regali  personalmente voglio esprimere le mie più sincere e sentite condoglianze, alla famiglia di Maurizio Cammillini e chiedo alle istituzioni,  al governo,  al ministro del lavoro Luigi Di Maio, che si cominci con cambiare i contratti e renderli migliori partendo dal aumento salariale,  che vi siano seri e severi controlli sulle aziende e gli imprenditori affinché adottino tutte le misure necessarie alla salvaguardia E LA  difesa della vita di tutti i lavoratori. 


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“Le morti sul lavoro non hanno bisogno della retorica”
E non possiamo e non dobbiamo più aspettare altri morti per intervenire seriamente , è ora di dire basta ai morti sul lavoro


Cub Trasporti Lucca 



venerdì 24 agosto 2018

IL TRASPORTO PUBBLICO ABBANDONATO


IL TRASPORTO PUBBLICO ABBANDONATO

Parco mezzi malandato, partecipate in rosso, disservizi. Ma soprattutto l'attaccamento all'auto nonostante il traffico ci faccia perdere fino al 3% del Pil. Senza contare inquinamento e incidenti. Fotografia di un Paese in ritardo.
Se la ripresa economica stenta a farsi vedere, forse è perché è rimasta imbottigliata nel traffico. Potrebbe sembrare una battuta , purtroppo non lo è. Mentre nel resto d'Europa si punta sempre più sul trasporto pubblico locale per liberare le grandi arterie di comunicazione, in Italia continua a prevalere la logica individualistica.  E le ricadute sono enormi: dalla qualità della vita fino all'inquinamento e ai costi sociali.
E cosi ancora una volta dobbiamo assistere ennesima giornata di un Autobus in fiamme a Dragona, entroterra di Ostia. Il 23 Agosto è andato distrutto  il ventesimo mezzo Atac  .






https://youtu.be/hDhoyiAUoXA

 Questa è la quotidiana follia dei mezzi pubblici , causa di una gestione sbagliata sin dal inizio , e una situazione voluta dalla politica. . Un incubo, la realtà. La triste realtà quotidiana che pagano gli utenti, il fallimento di una gestione  politica fatta di tagli dei servizi, e della selvaggia privatizzazione, cancellando un referendum del 2011. Un servizio che gli utenti pagano a caro prezzo e non ricevono i servizi . Questo è la triste realtà del TPL in tutta Italia.

 Le ricadute sono enormi: dalla qualità della vita fino all'inquinamento e ai costi sociali.


Gli ingorghi ci costano tra il 2 e il 3% del Pil


La congestione, l’inquinamento atmosferico, gli incidenti stradali, lo stato fatiscente dei mezzi pubblici sono gli elementi negativi che distinguono la mobilità in Italia.

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DANNO ALLA COMPETITIVITÀ. Le congestioni del traffico costano al Paese dal 2 al 3% del Pil (tra i 30 e i 50 miliardi di euro), il doppio della media europea

le inefficienze logistiche influiscono notevolmente sul nostro appeal in quanto a competitività, con un costo di 40 miliardi annui. Il trasporto pubblico efficiente è il cuore del economia e della ripresa di un paese, non si può quindi accettare che un autobus per fare 5km in una città ci metta mettere un’ora , si intuisce perché la ripresa economica tardi ancora ad arrivare.

Incidenti stradali: 54 morti per milione di abitanti


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Un trasporto pubblico locale poco efficiente si traduce in un maggior numero di auto in strada e questo aumenta non solo i livelli di CO2 nell'aria, ma anche la possibilità di incidenti. Il nostro Paese paga ogni anno un tributo altissimo di vite spezzate sull'asfalto, sono ancora troppe le vittime tra i 15 e 24 anni. “Bisogna prevenire che accadano queste tragedie” Il rischio di essere coinvolti in un incidente stradale per i giovani al di sotto i 25 anni è alto, altissimo, molto più elevato che in qualsiasi altra fascia di età e cresce esponenzialmente nei primi 6 mesi dal conseguimento della patente di guida
Ogni minuto speso in un ingorgo stradale fa ticchettare un tassametro invisibile che grava sul Pil. Nelle città italiane, nelle ore di punta, ci si muove a passo di processione: 7 chilometri all'ora. Siccome il 79% degli spostamenti avviene su gomma, questo vuol dire che, oltre agli impiegati e ai professionisti, nelle code sulle tangenziali e lungo le autostrade restano intrappolate anche le merci in attesa di lavorazione o di distribuzione.

 

Italia al terzo posto nella classifica degli inquinatori Ue


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IL 27% DELLE EMISSIONI VIENE DALLE AUTO. La maglia nera, nerissima, come i fumi che escono dalle sue ciminiere e dai tubi di scappamento, Le nostre emissioni hanno dunque origine soprattutto in strada, negli ingorghi (27%, 3 punti sopra la media Ue).

Più auto in circolazione e meno autobus

l’Italia vanta il parco mezzi più anziano d’Europa con una media di età, in aumento, di 11,38 anni contro i 7 anni dell’Ue».una vergogna che deve cambiare.



I CONTI IN ROSSO DELLE PARTECIPATE. La romana Atac, indirizzata al concordato per evitare il fallimento, tra il 2011 e il 2015, ha generato da sola il 70% delle perdite dell’intero comparto del trasporto pubblico locale, ovvero 765 milioni di euro. Senza contare il suo debito complessivo che ha toccato la cifra monstre di 1,38 miliardi di euro. La partenopea Anm, costretta a dimezzare le sue flotte (350 mezzi contro 900 di 15 anni fa) ha chiuso il bilancio 2015 con una voragine di 34 milioni di euro. Conti in rosso anche per la palermitana Amat, che fatica a pagare gli stipendi agli autisti. Al Nord soffre soprattutto la torinese Gtt in crisi di liquidità emersa nell'estate 2017. Secondo l’indagine Mediobanca sulle principali partecipate locali, questo settore registra perdite drammatiche (-1,1 miliardi di euro tra il 2011 e il 2015) nonostante gli oltre 14,8 miliardi di trasferimenti pubblici. Non dimentichiamo la gara della privatizzazione Toscana , Nasce dalla fusione dalle aziende ATL Livorno, CPT Pisa, CLAP Lucca e dal socio privato Lazzi,
CTT Nord è per il 65% di proprietà degli enti locali e per il 35% di privati. Un’aggregazione che nasce sulla base di un preciso progetto industriale e politica di sinistra che non ha tenuto minimamente conto del esito del referendum del 2011 , e dove anche qui si registra il fallimento di questa fusione, fra ritardi per la messa in gara del lotto unico, mezzi vecchi obsoleti sporchi e in molti casi pericolosi nonostante le segnalazioni anche degli stessi dipendenti,  e delle altre organizzazioni sindacali .

QUANTO STA ACCADENDO IN CTT NORD :
“l’idea era quella, per ridurre i costi del servizio e per ottimizzare le risorse disponibili, quindi naturalmente non esporre le società a dei deficit di bilancio, se riusciamo a metterci insieme riusciamo evidentemente a produrre lo stesso servizio con una riduzione dei costi unitari. Direi che l’idea non faceva una grinza, non era nemmeno un’idea particolarmente rivoluzionaria, perché lo stesso percorso è stato fatto in varie parti del territorio e per altri servizi. 
Vincono i francesi perde un sistema politico imprenditoriale

La assegnazione della gara regionale sul tpl rappresenta una svolta clamorosa nel suo comparto.
Sia per la formula ed anche per ciò che avverrà. Vi sono dati politici importanti da evidenziare .
Dal punto di vista di Gara i requisiti scelti 19 che sono stati inseriti e le garanzie  immesse su cui dovremmo soffermarsi ed analizzare  , altro dato come si è giunti a questa situazioni ed il ruolo della politica ,che legifera , si partecipa alla gara pare tramite le poltrone , la Mobit perde ed adesso invoca regole e regolamenti appelli a sostegno. Sgombriamo un dubbio , Mobit è una ATI ( associazione Temporanea impresa) composta da altre ATI ( Ctt Nord tiemme etc etc ) Queste aziende espressione di una parte pubblica Comuni ed una componente privata (Cap Prato , Bus italia ) nel formare una alleanza strategica , come risultato hanno portato ridimensionamento di servizi perdita di km , e posti di lavoro.
Dati Ctt Nord perso 17% km da quando sono venuti i privati esternalizzazione dei servizi , spesso ad aziende amiche con incremente spesa per la collettività. Perdita occupazionale , peggioramento servizi , rapporti con i dipendenti – lavoratori di scarsa collaborazione , basta pensare che lavorano  senza contratto di 2 livello.
Risanamento finanziario basato sui costi del personale , finanza creativa e ricorso al credito bancario.
Dalle ricerche delle visure e bilanci di tutte le aziende confluite in Ctt e Mobit , riteniamo ci possano essere evidenti Conflitti di interesse con cariche spesso dei protagonisti in contrasto con il ruolo che occupano. C'è da chiedersi se non ci sia un certo tipo di Politica forse collusa con le scelte aziendali e molto spesso forse manovriere delle sigle sindacali ,usate come anestetico dei lavoratori. Queste ultime troppo riverenti , talune delle politica nella figura dei regionale , vanificando di fatto le poche resistenze locali o le voci critiche.
C'è da porsi domande sulle Emblematiche scelte strategiche  esempio perdita degli scuola bus da parte della Ctt Nord con voto dei soci privati e parte pubblica di Pisa ,che entrambe formano la maggioranza. ( solo ultimo episodio in ordine temporale ) N.B il Pres. Zavanella ex Pres. C.N.A. organizzava i corsi in associazione per i servizi in questione , i soci privati hanno già nei loro comuni di origine tale servizio.
Cosa accardà adesso in attesa del esito della sentenza della Corte Europea che avvera 24 ottobre 2018 ?  si scoperchierà finalmente la dimensione del danno di queste gestioni ,che hanno creato alla collettività e pagheranno i Comuni e non i Responsabili o solo in misura ridotta visto che sono S.R.L.  Ecco perché fallisce un sistema di fare imprenditoria/politica con denaro e servizi pubblici. Alla ripresa delle scuole , la CTT come ha intenzione di effettuare i servizi soprattutto nelle aree più

deboli visto la mancanza dei mezzi? Dando in subappalto ad altre aziende tpl fatte subentrate come scarl ricevendo denaro pubblico, denaro delle tasse dei cittadini.

Riteniamo che Semmai quello su cui bisognava riflettere in modo attento era intanto la governance, perché evidentemente unirsi con altri significa rinunciare a una parte delle prerogative nei confronti di quel servizio. Se la rinuncia di una parte delle prerogative è entro limiti di decenza, o comunque non porta completamente via dai vari territori quella che è la capacità di incidenza sul servizio stesso, questa è una governance che evidentemente è accettabile; se così non è, evidentemente anche la governance può rappresentare un problema visto i molteplici conflitti di interesse .

 

 

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